
2008, 達文西的天才發明
Le geniali invenzioni di Leonardo da Vinci
Il mio primo libro in lingua cinese sulle macchine di Leonardo
Nel 2008 viene pubblicato in lingua cinese il mio libro sulle macchine di Leonardo da Vinci, 達文西的天才發明, Le geniali invenzioni di Leonardo da Vinci. Questa data è molto importante per la mia storia professionale, perché da quel momento i miei studi sulle macchine leonardesche hanno cominciato a circolare anche nel mondo editoriale cinese, influenzando editori, produttori di mostre, divulgatori e costruttori di modelli.


Negli anni successivi mi sono ritrovato a scoprire che molte delle mie ricostruzioni, delle mie immagini e delle mie interpretazioni delle macchine di Leonardo erano state utilizzate in Cina in numerose mostre, in pubblicazioni, in allestimenti educativi e perfino nella produzione di giocattoli e modelli didattici. Da un lato, sono orgoglioso del fatto che il mio lavoro abbia contribuito per tanti anni alla divulgazione scientifica e culturale di Leonardo da Vinci in Cina. Dall’altro lato, non posso ignorare che spesso queste opere siano state copiate, riprodotte o utilizzate senza che io venissi contattato, senza autorizzazione formale e senza il pagamento corretto dei diritti o delle royalties. Ma questa è un’altra storia.

Qui voglio invece raccontare la vicenda che sta dietro a questo libro importante, una storia che non comincia nel 2008, ma molto prima.

Tutto nasce nel 1999, durante la mia tesi al Politecnico di Milano, quando iniziai a ricostruire le prime macchine di Leonardo da Vinci in 3D. Eravamo ancora agli albori della computer grafica tridimensionale e utilizzavo strumenti che oggi sembrano preistorici, come 3D StudioMAX per DOS. La mia tesi prevedeva la ricostruzione tridimensionale di una parte del Castello Sforzesco di Milano e immaginava, al suo interno, una mostra interattiva dedicata a Leonardo da Vinci, con schermi, contenuti multimediali e sistemi di realtà virtuale capaci di far vivere la storia in modo nuovo, più immersivo e coinvolgente.

Negli anni successivi la passione per Leonardo mi ha accompagnato senza interruzioni. Ho continuato da solo a realizzare modelli tridimensionali, studi e ricostruzioni delle sue macchine, cercando anche di convincere alcuni clienti della mia vecchia società, lo Studio DDM, a sviluppare progetti ispirati a Leonardo da Vinci. Per me non era soltanto un tema culturale o professionale, era una vera ossessione di studio, ricerca e sperimentazione.
In quel periodo investii moltissimo, anche economicamente. Comprai con i miei soldi i primi grandi libri e le prime riproduzioni dei codici di Leonardo, strumenti che sarebbero poi diventati fondamentali per studiare direttamente i suoi manoscritti. Ricordo ancora il giorno in cui utilizzai praticamente tutti i soldi che avevo sul conto corrente per acquistare le edizioni del Codice Atlantico e di altri manoscritti leonardeschi in grande formato, pubblicati in volumi monumentali. All’epoca chiesi anche un aiuto economico al mio ex socio e allora amico, ma lui rifiutò, perché non era interessato all’argomento. La passione per Leonardo era tutta mia, e ormai mi accompagnava da molti anni.

Quando finalmente ebbi tra le mani quei manoscritti, mi si aprì un mondo incredibile. Non c’erano soltanto le poche macchine famose che tutti conoscevano e che si vedevano continuamente nei musei, nei libri e nelle mostre. C’erano centinaia di pagine da studiare, interpretare e ricostruire. C’erano progetti, dettagli, meccanismi e intuizioni che nessuno aveva ancora davvero esplorato in modo sistematico con gli strumenti della modellazione 3D.

All’epoca ero certamente affascinato dalle grandi mostre su Leonardo da Vinci e anche dal famoso Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, dove erano esposti modelli dedicati alle sue macchine. Però cominciavo a rendermi conto di una cosa importante: nei musei comparivano quasi sempre le stesse macchine, gli stessi soggetti, le stesse interpretazioni ripetute da decenni. Con i manoscritti che avevo comprato con i miei soldi e con il mio lavoro, capii invece che il patrimonio tecnico di Leonardo era molto più vasto, più misterioso e più ricco di quanto normalmente venisse mostrato al pubblico.

Tra il 1999 e il 2005 passai quindi gran parte del mio tempo a studiare i manoscritti di Leonardo da Vinci, a confrontare i fogli, a interpretarli e a ricostruire macchine che, fino a quel momento, non erano mai state davvero analizzate direttamente dai codici con questo metodo. Da questa lunga fase di studio nacque la mia grande avventura editoriale su Leonardo: cominciai a presentare le mie immagini, le mie ricostruzioni 3D, i miei modelli e le mie interpretazioni a vari editori, aprendo la strada ai libri sulle macchine di Leonardo che sarebbero poi stati pubblicati in Italia e, successivamente, anche in Cina.
Il libro cinese del 2008 rappresenta quindi molto più di una semplice edizione straniera. Per me è il segno concreto dell’arrivo del mio lavoro nel mondo culturale cinese. È il primo momento in cui le mie ricerche sulle macchine di Leonardo, nate dal lavoro solitario al Politecnico, dai manoscritti acquistati con sacrificio e da anni di modellazione 3D, iniziano a parlare a un nuovo pubblico, lontano dall’Italia, ma profondamente interessato al genio di Leonardo da Vinci.
2003, l’incontro con Paolo Galluzzi e Carlo Pedretti
Uno degli incontri più importanti della mia carriera negli studi su Leonardo da Vinci avvenne nel 2003.
Mio zio, Michele Dota, allora presidente dell’Ordine degli Architetti di Firenze, conosceva bene la mia passione per Leonardo. Proprio a lui avevo chiesto se conoscesse qualcuno a Firenze che lavorasse nel famoso Museo di Storia della Scienza, uno dei luoghi più importanti al mondo per lo studio della storia scientifica e tecnologica del Rinascimento.

Per un caso fortunato, sua moglie conosceva proprio Paolo Galluzzi, allora direttore del museo, figura di altissimo livello negli studi rinascimentali e nella storia della scienza. Grazie a mio zio Michele riuscii così a ottenere un appuntamento che, per me, in quel momento, era quasi impossibile: ero ancora giovane, non ero conosciuto negli ambienti accademici e non avevo ancora pubblicato i libri che sarebbero arrivati negli anni successivi.
Chiesi di poter presentare direttamente i miei studi in computer grafica 3D sulle macchine di Leonardo da Vinci. Avevo già realizzato da solo diversi modelli tridimensionali, alcuni anche inediti, nati dallo studio diretto dei manoscritti leonardeschi. Tra questi vi erano anche ricostruzioni legate al Cavallo Sforza e una simulazione della fusione del grande monumento equestre, tema che allora desideravo esplorare e approfondire.
L’appuntamento avvenne il 2 giugno 2003. Ricordo ancora perfettamente l’ambiente in cui mi trovai: una stanza bellissima, tra biblioteca privata e sala del direttore, circondata da libri antichi e testi fondamentali sul Rinascimento. Ero nel centro di Firenze, in un luogo straordinario; dalla finestra si vedeva l’Arno e si intravedevano gli Uffizi. Per chi ama studiare Leonardo, la storia della scienza e il Rinascimento, era un luogo quasi magico.

Con mia grande sorpresa, dopo la presentazione iniziale fatta da mio zio Michele, Paolo Galluzzi aveva organizzato un incontro anche con Carlo Pedretti, che è stato uno dei più grandi studiosi di Leonardo da Vinci al mondo. Per me fu un’emozione enorme: alcuni dei libri che possedevo e studiavo portavano proprio la sua firma. All’incontro partecipò anche Andrea Bernardoni, allora mio coetaneo, che lavorava presso il museo e si occupava di scienza rinascimentale e storia della scienza.
Quell’incontro fu meraviglioso, perché ebbi finalmente il tempo e l’attenzione necessari per presentare le mie ricerche, i miei modelli tridimensionali e il metodo che stavo sviluppando. Non si parlava di soldi, non si parlava di contratti, non si parlava di mercato. Si parlava soltanto di ricerca, di manoscritti, di macchine, di Leonardo, di interpretazioni tecniche e di ricostruzioni digitali. Fu un momento puro, gioioso, quasi poetico, dedicato interamente alla conoscenza.

Da quell’incontro iniziò in modo decisivo la mia carriera nel mondo leonardesco. Sia Carlo Pedretti sia Paolo Galluzzi riconobbero il valore del mio lavoro e lo apprezzarono al punto da incoraggiarmi a pensare a un libro con le nuove ricostruzioni 3D delle macchine di Leonardo. L’idea era proporlo direttamente a Giunti, una delle più importanti case editrici al mondo per i libri dedicati a Leonardo da Vinci e, più in generale, una delle più storiche e prestigiose case editrici italiane.
A quel punto raccolsi tutte le macchine che avevo studiato, preparai un elenco dei soggetti ricostruiti e cominciai a organizzare il contenuto di quello che sarebbe diventato il mio primo grande progetto editoriale sulle macchine di Leonardo. Le mie ricerche, nate in solitudine tra computer, manoscritti e modellazione 3D, cominciavano finalmente a entrare in dialogo con studiosi, musei e editori di livello internazionale.

Le macchine di Leonardo. Segreti e invenzioni nei codici da Vinci
Edizione Giunti, 2005
Nei due anni successivi all’incontro con Paolo Galluzzi e Carlo Pedretti, mentre continuavo a lavorare normalmente nello Studio DDM, dedicai gran parte del mio tempo libero allo studio dei manoscritti di Leonardo da Vinci. Utilizzavo soprattutto le grandi edizioni dei codici che avevo acquistato con grande sacrificio economico, veri libri monumentali che mi permettevano di osservare le pagine, i disegni e i dettagli tecnici delle macchine leonardesche.
In quel periodo trovai numerosi progetti interessanti. Il principale, che lo stesso Paolo Galluzzi mi aveva suggerito di approfondire, riguardava la famosa automobile di Leonardo da Vinci. Era una macchina già studiata in precedenza da ingegneri e studiosi importanti, ma che nascondeva ancora molti misteri sul suo reale funzionamento. Per me fu una sfida incredibile e bellissima: dovevo partire dagli studi esistenti, capire che cosa era già stato proposto prima di me, verificare le interpretazioni precedenti e cercare nuove soluzioni.

Incredibile ma vero, riuscì a individuare alcuni meccanismi nuovi e a proporre una ricostruzione più completa. La mia ricostruzione 3D, realizzata nel 2004, è diventata una delle interpretazioni più diffuse dell’automobile di Leonardo e ancora oggi compare, direttamente o indirettamente, in moltissimi musei, libri e materiali divulgativi dedicati al genio vinciano. Era una ricostruzione nuova e innovativa, perché avevo individuato soluzioni tecniche e disegni di Leonardo che aiutavano a comprendere meglio il funzionamento della macchina, in particolare il sistema di frenata e l’interpretazione dei pedali o dei comandi meccanici.

Fu un lavoro incredibile, ma non volevo limitarmi soltanto all’automobile. Desideravo dimostrare che nei codici di Leonardo esisteva un intero universo di macchine ancora da studiare, interpretare e ricostruire. Cominciai quindi ad analizzare numerosi altri soggetti, alcuni molto famosi, altri quasi dimenticati o mai ricostruiti in modo corretto e completo. Tra questi vi erano la bombarda multipla del primo foglio del Codice Atlantico, alcune macchine da guerra, la barca a pale, il ponte girevole e molte altre invenzioni.

Il mio metodo era sempre lo stesso: partivo dal manoscritto, studiavo il disegno originale, cercavo di comprenderne la logica tecnica, realizzavo disegni interpretativi e poi ricostruivo la macchina in computer grafica 3D. In questo modo preparai per l’editore Giunti una scaletta con numerose macchine, molte delle quali erano completamente inedite o comunque mai state presentate al pubblico con quella nuova interpretazione storica e tridimensionale.
Mi occupai personalmente della maggior parte dei soggetti. Solo alcuni temi secondari vennero affidati ad altri collaboratori dello Studio DDM, ma l’ideazione principale dell’opera, il progetto culturale, la struttura e il metodo di ricostruzione erano miei. Sono sempre stato il principale ideatore di questo lavoro.

Dopo la pubblicazione del libro, arrivò anche un riconoscimento molto importante. Un editore francese venne in Italia per realizzare un documentario su Leonardo da Vinci e, dopo aver visto il libro nella sua edizione francese, mi intervistò. Ero ancora molto giovane e mi ritrovai intervistato accanto a due grandi protagonisti degli studi leonardeschi: Carlo Pedretti e Pietro C. Marani. Per me fu un momento straordinario, perché il mio lavoro nato dalla passione, dai manoscritti e dalla computer grafica 3D veniva finalmente riconosciuto accanto alla grande tradizione degli studi accademici su Leonardo.

Il libro Le macchine di Leonardo. Segreti e invenzioni nei codici da Vinci, pubblicato da Giunti nel 2005, ebbe un successo enorme. Sinceramente, non lo realizzai per soldi. Lo feci per passione, per ricerca scientifica e per il desiderio di divulgare nuove immagini, nuove ricostruzioni e nuovi progetti legati a Leonardo da Vinci. Le royalties concordate all’epoca erano bassissime, ricordo circa l’1%, praticamente nulla rispetto al lavoro svolto. Ma in quel momento per me contavano soprattutto lo studio, la scoperta e la possibilità di far conoscere al pubblico un Leonardo diverso, più tecnico, più meccanico, più progettuale.

Il successo fu internazionale. Nel giro di pochi anni il libro venne tradotto in moltissime lingue e oggi posso dire, con orgoglio, che quasi ogni parte del mondo ha avuto una propria edizione di quel volume. Allo stesso tempo, con il passare degli anni e con l’esperienza maturata successivamente, ho compreso che alcune mie prime interpretazioni non erano del tutto corrette. Questo, però, fa parte del percorso della ricerca. La conoscenza si evolve, gli errori si correggono, le ipotesi vengono superate. Questa è un’altra storia, che diventerà centrale vent’anni dopo, con il nuovo libro sulle macchine di Leonardo, realizzato con molta più esperienza e con una maggiore consapevolezza storica e tecnica.
Quel primo libro, però, resta fondamentale. Non mi diede solo la gioia di raccontare le macchine di Leonardo a un pubblico internazionale, ma diventò anche un vero trampolino di lancio professionale. Molti lavori successivi, molte mostre e molti progetti realizzati prima con lo Studio DDM e poi con la società Leonardo3 nacquero proprio perché persone, musei, editori e produttori scoprivano quel libro e mi contattavano.

In quegli stessi anni avevo infatti creato il progetto Leonardo3. Avevo registrato il dominio e realizzato personalmente il sito internet di questo nuovo progetto, che voleva proporre una visione diversa della ricerca su Leonardo da Vinci. Il “3” indicava chiaramente la terza dimensione, il 3D, la possibilità di entrare nelle macchine, nei codici e nei progetti leonardeschi attraverso le nuove tecnologie digitali. Era un’idea che derivava direttamente dalla mia tesi del 1999 al Politecnico di Milano e che, grazie al libro Giunti del 2005, cominciò finalmente a trasformarsi in un percorso editoriale, museale e internazionale.

Le macchine e le nuove ricostruzioni
Nel libro Le macchine di Leonardo. Segreti e invenzioni nei codici da Vinci furono pubblicati molti miei studi e molti miei modelli tridimensionali. Tra le macchine che studiai personalmente e di cui realizzai le interpretazioni principali vi erano:
Macchine volanti e studi sul volo:
meccanismi per ali meccaniche, ala battente, vite aerea, macchina volante, ali meccaniche.

Macchine militari:
spingarda, mitragliere, sistemi per la difesa delle mura, carri falcianti, carro armato, catapulta, bombarda multipla, bombarde in azione, fortezza.

Macchine civili e meccaniche:
sega meccanica, barca a pale, ponte girevole, macchina a moto alternato, gru scavacanali.

Macchine teatrali, strumenti e dispositivi:
automobile di Leonardo, allestimento teatrale per l’Orfeo, compasso a branche.

Qualche altro modello più semplice venne affidato ad altre persone o collaboratori, ma la parte principale della ricerca, dell’interpretazione e della costruzione tridimensionale dei soggetti più importanti era mia.
Con orgoglio posso dire che, in quegli anni, cercai direttamente nei manoscritti di Leonardo le fonti per proporre nuove soluzioni. Per esempio, studiando i meccanismi per le ali meccaniche e l’ala battente, capii per la prima volta che un famoso disegno di Leonardo, tradizionalmente interpretato quasi come una specie di ventilatore, poteva invece essere letto come uno studio sulla forza dell’uomo applicata al movimento. Questa interpretazione mi portò a ricostruire un meccanismo molto più interessante e complesso, cercando di comprenderne il funzionamento reale.

Diedi anche una nuova interpretazione alla celebre vite aerea, spesso chiamata impropriamente “elicottero di Leonardo”. I modelli precedentemente esposti nelle mostre erano quasi sempre statici e non avrebbero potuto funzionare realmente. Io cercai invece di individuare i meccanismi necessari per far ruotare la vela, arrivando alla conclusione che la macchina, per poter essere compresa in modo funzionale, doveva essere divisa in due parti meccaniche distinte.

Studiai poi le macchine volanti di Leonardo cercando di interpretare ogni singolo meccanismo, ogni cavo, ogni filo, ogni leva disegnata nei suoi fogli. Credo di aver realizzato una delle più fedeli ricostruzioni tridimensionali della macchina volante di Leonardo mai presentate fino ad allora, con immagini che, per la prima volta, mostravano non soltanto la forma esterna, ma anche l’animazione dei componenti e il possibile funzionamento della struttura.

Mi occupai anche delle macchine da guerra: sistemi per la difesa delle mura, carri falcianti, mitragliere, catapulte e altri soggetti classici della tradizione leonardesca. Alcune di queste macchine erano già note e presenti da tempo nei musei, ma la mia vera scoperta, in quel periodo, fu la ricostruzione della bombarda multipla del primo foglio del Codice Atlantico, con un meccanismo centrale che, prima dei miei studi, non era stato interpretato in quel modo. All’epoca ipotizzai anche che questa bombarda potesse essere collegata a una struttura navale. Molti anni dopo avrei capito che questa interpretazione probabilmente non era corretta, ma anche questo fa parte della storia della ricerca, che avanza attraverso ipotesi, verifiche, errori e nuove scoperte.

Realizzai poi il modello della sega meccanica, ma soprattutto compresi che la famosa macchina a moto alternato, disegnata da Leonardo in forma esplosa, poteva essere interpretata come il motore di una barca a pale. Per la prima volta ricostruii quindi questa macchina in modo completo e funzionante, collegando il meccanismo interno alla sua applicazione pratica. Anche questa interpretazione, negli anni successivi, sarebbe stata ripresa e copiata in molte mostre dedicate a Leonardo.

Studiai inoltre il ponte girevole e la grande gru scavacanali, fino ad arrivare alla celebre automobile di Leonardo. In questo caso presentai una ricostruzione completamente nuova, con tutti i componenti esplosi e visibili dall’interno. La mia interpretazione superava, a mio avviso, molti modelli precedenti, sia dal punto di vista storico sia da quello tecnico. Lo stesso Paolo Galluzzi riconobbe il valore di alcune nuove soluzioni che avevo individuato. Ricordo, per esempio, l’interpretazione di un meccanismo centrale come freno o come sistema di innesco per far partire la macchina a distanza. Questo apriva una lettura completamente nuova dell’automobile leonardesca, non solo come macchina meccanica, ma anche come possibile dispositivo teatrale, automatico e scenografico, estremamente avanzato per il suo tempo.

Mi occupai poi dell’allestimento teatrale per l’Orfeo e, infine, mi divertii a ricostruire alcuni strumenti di Leonardo, come i compassi a branche, oggetti tecnici ma anche molto belli dal punto di vista del design.
Atri soggetti del libro: la Claviviola, il cannone smontabile e la macchina per le lime furono realizzati dal co-autore del libro e per questo li ho esclusi dall’elenco poiché non ne sono io l’autore. Domenico Laurenza, si occupò dell’inquadramento storico con i testi introduttivi dei capitoli tematici, ma non si occupò delle macchine.
Tutti questi modelli, pubblicati nel libro, fecero il giro del mondo. Con grande soddisfazione, negli anni successivi, li ho rivisti costruiti o reinterpretati in moltissime mostre internazionali dedicate a Leonardo da Vinci. Non ho mai guadagnato molto da questo lavoro, perché molti musei, editori, artigiani e imprenditori hanno continuato a usare o copiare le mie immagini, le mie interpretazioni e i miei progetti senza un corretto riconoscimento economico. Ancora oggi scopro l’utilizzo di immagini e modelli nati dal mio lavoro del 2004 in materiali, musei, libri e mostre dedicati alle macchine di Leonardo.

Ho cercato anche di combattere una battaglia sul diritto d’autore, sia morale sia patrimoniale, ma ho scoperto che quando ci sono interessi economici importanti alcune persone sono disposte a sostenere perfino ricostruzioni false o contrarie alla storia pur di difendere il proprio vantaggio. Per fortuna restano le date di pubblicazione, i libri, i documenti e le immagini, che attestano il mio lavoro indipendentemente da ciò che altri possono raccontare. Ma anche questa è un’altra storia, che merita di essere raccontata separatamente.
Ricordo però una lezione molto importante del mio professore al Politecnico di Milano, Mario Arnaboldi. In una sua famosa lezione ci spiegò che, per chi progetta, vedere i propri lavori copiati in tutto il mondo può essere anche una conferma della loro forza e della loro qualità. Più un progetto viene ripreso, più significa che ha avuto impatto. Naturalmente questo non cancella il problema del diritto d’autore e del riconoscimento del lavoro, ma insegna anche una cosa fondamentale: la vera capacità del progettista non è soltanto difendere ciò che ha fatto, ma continuare a creare cose nuove.

2008 Mario Taddei – Leonardo da Vinci’s Machines: Chinese Edition- 達文西的天才發明
In questo senso Leonardo da Vinci resta il modello più alto. La vera risposta non è restare bloccati nelle battaglie sul passato, anche quando sono dolorose e ingiuste, ma continuare a studiare, interpretare, progettare e costruire. Per questo, nonostante la sofferenza e la tristezza legate allo sfruttamento di molte mie immagini e ricostruzioni, ho continuato a lavorare sulle macchine di Leonardo, cercando sempre nuove soluzioni e nuove scoperte.

Il motivo principale per cui i miei modelli furono copiati così tanto è chiaro: in quel libro, per la prima volta, avevo realizzato immagini tridimensionali con viste esplose, sezioni e dettagli interni. Non si vedeva soltanto l’aspetto esterno della macchina, ma anche la sua struttura, i componenti, i meccanismi e il possibile funzionamento. In questo modo diventava molto più facile, per un artigiano o per un costruttore, copiare e ricostruire le macchine.

2008 Mario Taddei – Leonardo da Vinci’s Machines: Chinese Edition- 達文西的天才發明
Le chiamo “mie macchine” non perché siano invenzioni mie al posto di Leonardo, ma perché sono mie le interpretazioni, le soluzioni tridimensionali, le ipotesi tecniche, i dettagli costruttivi e, in alcuni casi, anche gli adattamenti necessari per far funzionare un progetto rimasto incompleto o ambiguo nei manoscritti. Proprio per questo, ancora oggi sono spesso in grado di riconoscere le mie ricostruzioni rispetto ad altre: chi le ha copiate, molte volte, ha copiato anche i miei errori, i miei dettagli tecnici e le mie scelte interpretative, senza tornare davvero a studiare Leonardo da Vinci nei manoscritti originali.

Con grande orgoglio posso quindi dire che quelle ricostruzioni, nate dal mio lavoro di studio, disegno e modellazione 3D, hanno conquistato il mondo. Sono entrate, direttamente o indirettamente, in moltissimi musei e mostre dedicate a Leonardo da Vinci. Ho scoperto anche che da quei modelli sono stati prodotti giocattoli, kit didattici e oggetti commerciali. Questo dimostra quanto quelle immagini abbiano inciso sull’immaginario contemporaneo delle macchine di Leonardo, anche se spesso il mio nome e il mio lavoro non sono stati riconosciuti come avrebbero meritato.

Codice Atlantico Virtuale, 2005

Tutte le macchine che avevo studiato e realizzato in 3D per il libro pubblicato da Giunti diventarono anche il cuore di una nuova opera che stavo sviluppando già dal 2003: il Codice Atlantico Virtuale.
Le animazioni tridimensionali e i modelli 3D non dovevano restare soltanto dentro un libro. Volevo creare qualcosa di diverso, uno strumento digitale, interattivo e multimediale che permettesse di consultare il Codice Atlantico in una forma completamente nuova. I grandi volumi del Codice Atlantico che avevo comprato con enorme sacrificio economico erano straordinari, ma costosi, pesanti, difficili da consultare e accessibili solo a pochi. Io volevo trasformare quel patrimonio in un’esperienza disponibile a tutti, usando le nuove tecnologie digitali.

L’idea nasceva direttamente dai primi programmi e dalle prime sperimentazioni che avevo realizzato nel 1999 per la mia tesi al Politecnico di Milano. Già allora lavoravo sull’idea di un museo virtuale e di una fruizione interattiva della storia di Leonardo. Nel 2004 ripresi quelle intuizioni e cominciai a sviluppare un libro digitale che si potesse sfogliare sullo schermo in modo bidimensionale, ma al quale aggiunsi qualcosa di nuovo: i modelli tridimensionali delle macchine uscivano idealmente dal foglio e permettevano di vedere, per la prima volta, i disegni di Leonardo animati in 3D e in modo interattivo.

Tutti i miei studi, le mie ricostruzioni, le mie animazioni e i miei modelli tridimensionali realizzati per il libro Giunti confluirono quindi in questo progetto, che sviluppai durante il 2004 e il 2005. Era un lavoro estremamente ambizioso per l’epoca. Avevo anche provato a proporre il Codice Atlantico Virtuale a realtà importanti, tra cui Microsoft, attraverso alcuni contatti, e a varie case editrici. Volevo che diventasse un grande progetto culturale e tecnologico dedicato a Leonardo da Vinci.

Ebbi anche la fortuna straordinaria di presentare questo lavoro direttamente alla Biblioteca Ambrosiana. Nel 2004 entrai per la prima volta in Ambrosiana per studiare i manoscritti originali e realizzare le prime fotografie. Per me fu un passaggio fondamentale: dopo anni passati sui facsimili, sui grandi libri e sulle riproduzioni, potevo finalmente confrontarmi con i fogli originali del Codice Atlantico. Era come chiudere un cerchio tra studio, passione, tecnologia e ricerca storica.
Il Codice Atlantico Virtuale venne poi pubblicato con le edizioni Leonardo3 e Focus ed ebbe un successo straordinario, insieme al libro Giunti sulle macchine di Leonardo. La prima edizione fu realizzata in coedizione con la rivista Focus e venne distribuita in edicola e in libreria in tutta Italia. Ricordo ancora l’emozione di vedere quel progetto arrivare al grande pubblico, non più soltanto come studio personale o come prototipo, ma come opera editoriale e multimediale diffusa a livello nazionale.

Una delle emozioni più grandi fu la realizzazione dello spot televisivo. Per la prima volta venne prodotto uno spot dedicato al Codice Atlantico Virtuale, trasmesso in prima serata su Canale 5. Nello spot si vedeva la mia bombarda multipla sparare e si vedevano altri meccanismi di Leonardo funzionare in 3D. Era il 2005 e, per me, vedere in televisione nazionale le macchine che avevo studiato e ricostruito al computer fu un momento incredibile.
Il progetto ebbe poi un riconoscimento ancora più importante nel 2006, quando il Codice Atlantico Virtuale ricevette il primo premio nell’ambito di Contagiare Bellezza. Ebbi così la fortuna di incontrare Umberto Eco, che presiedeva la giuria. Fu un momento memorabile della mia carriera.

La motivazione del premio definiva il Codice Atlantico Virtuale:
“un avveniristico progetto di fruizione del Codice Atlantico”.
Il premio venne assegnato all’unanimità a Mario Taddei, indicato come autore, da una giuria presieduta da Umberto Eco e composta da figure di altissimo livello culturale: Riccardo Chiaberge, Dario Del Corno, Philippe Daverio, Andrea Kerbaker, Marco Magnifico, Renato Mannheimer, Mario Raimondo, Vittorio Sermonti, Andrée Ruth Shammah, Massimo Vitta Zelman e Ugo Volli.
La motivazione riconosceva il valore del progetto per:
“l’impegno nella valorizzazione del patrimonio culturale italiano e la crescita culturale del nostro Paese tramite un mezzo forte di contenuti, originalità espressiva e impatto emotivo”.
Per me quel premio fu importantissimo, perché confermava che il lavoro che avevo iniziato quasi da solo, partendo dalla tesi del 1999, dai manoscritti acquistati con sacrificio, dai modelli 3D e dalla passione per Leonardo, aveva ormai ottenuto un riconoscimento culturale di primo livello.
Il Codice Atlantico Virtuale riprendeva i miei modelli realizzati a partire dal 1999 e li presentava in una forma nuova: non più semplici immagini statiche, ma macchine animate, con suoni, effetti tridimensionali, movimento e interazione. Era un modo nuovo di entrare nei fogli di Leonardo, di vedere i suoi disegni prendere vita e di comprendere meglio la logica delle sue macchine.

Insieme al libro Giunti, il Codice Atlantico Virtuale contribuì in modo decisivo alla diffusione internazionale delle mie ricostruzioni. Ancora oggi, molte delle opere, delle immagini e dei modelli contenuti in quel progetto continuano a essere utilizzati, direttamente o indirettamente, in mostre, musei, pubblicazioni e allestimenti dedicati a Leonardo da Vinci in tutto il mondo.
Il libro e il software furono quindi due parti dello stesso percorso. Il libro permetteva di raccontare e mostrare le macchine sulla carta, mentre il Codice Atlantico Virtuale permetteva di animarle, esplorarle e renderle vive. Per me rappresentavano entrambi la stessa idea nata al Politecnico: usare la tecnologia digitale non per sostituire la storia, ma per renderla più comprensibile, più emozionante e più vicina al pubblico.

L’edizione cinese del 2008

圖解達文西天才發明【全彩珍藏版】
Shy Mau Publishing Company
La prima edizione del mio libro sulle macchine di Leonardo da Vinci, pubblicata da Giunti nel 2005, presentava tutti i miei studi innovativi e le mie immagini tridimensionali delle macchine leonardesche, molte delle quali non erano mai state viste prima in quella forma. Il libro ebbe subito un grande successo. Dopo l’edizione italiana, venne realizzata rapidamente anche una versione in inglese e la casa editrice Giunti iniziò a contattare editori in tutto il mondo per pubblicare le edizioni straniere.
Nel giro di due o tre anni uscirono moltissime edizioni: francese, tedesca, russa, spagnola e altre ancora. Nel 2008 arrivò anche l’edizione in lingua cinese, pubblicata da Shy Mau Publishing Company, con il titolo:
圖解達文西天才發明【全彩珍藏版】
Le geniali invenzioni di Leonardo da Vinci illustrate, edizione da collezione a colori
Questa edizione manteneva sostanzialmente lo stesso impianto dell’edizione italiana: gli stessi soggetti, lo stesso ordine delle macchine, le stesse ricostruzioni e la stessa struttura narrativa e visiva. Era però un’edizione più piccola, più tascabile e sicuramente più economica, quindi molto adatta a una diffusione ampia presso il pubblico cinese.

L’edizione cinese ebbe un enorme successo. Per la prima volta, molti lettori in Cina potevano vedere le macchine di Leonardo da Vinci attraverso una nuova modalità tridimensionale, spettacolare e comprensibile. Prima di questo libro, le pubblicazioni su Leonardo mostravano soprattutto i suoi dipinti più celebri, alcuni manoscritti e le solite immagini tradizionali. Le macchine, invece, raramente erano presentate con ricostruzioni 3D così chiare, affascinanti e moderne.
In questo libro le macchine di Leonardo non erano più soltanto disegni antichi difficili da interpretare, ma diventavano oggetti visibili, smontabili, osservabili dall’interno, quasi costruibili. Le immagini tridimensionali permettevano di capire i componenti, i meccanismi e il possibile funzionamento delle macchine. Questo fu uno dei motivi principali del grande successo del volume.

Il successo in Cina fu talmente ampio che il libro venne ristampato numerose volte. Ne esistono molte versioni speciali, con copertine diverse, formati diversi e adattamenti editoriali differenti. Lo stesso libro venne poi pubblicato anche da altre case editrici cinesi, con copertine e formati differenti. A un certo punto ho perso il conto di quante edizioni diverse siano state realizzate in Cina. Ogni volta che andavo in Cina per una conferenza, una mostra o una presentazione, mi capitava di trovarne una nuova versione, spesso con una copertina diversa.

Sono estremamente orgoglioso e contento di questo successo. Allo stesso tempo, per essere chiari, non ho mai ricevuto compensi proporzionati alla diffusione reale del mio lavoro. Sicuramente molte case editrici, editori, produttori e operatori culturali che hanno utilizzato le mie immagini hanno guadagnato più soldi di me. Tuttavia, con orgoglio posso dire che la mia opera ha contribuito in modo importante alla diffusione del fascino di Leonardo da Vinci, della storia della scienza e della ricerca sulle sue macchine.
Da bambino e da ragazzo ero rimasto profondamente affascinato dai progetti di Leonardo. Per questo sono sicuro che, attraverso questo libro, anch’io ho influenzato tantissimi ragazzi e giovani cinesi, forse spingendoli ad avvicinarsi all’ingegneria, all’arte, al design, alla storia della scienza e alla progettazione. Se anche solo una parte di quei giovani ha trovato in queste immagini lo stesso entusiasmo che avevo provato io davanti ai manoscritti di Leonardo, allora quel lavoro ha avuto un senso enorme.

Il libro, in tutte le sue edizioni cinesi a partire da quella del 2008, è stato ripubblicato moltissime volte, quasi ogni anno, o comunque con una continuità sorprendente. Mi è capitato di trovare copie con date di pubblicazione molto successive, addirittura fino al 2021. Questo dimostra che il volume ha avuto una vita editoriale lunghissima e una diffusione molto ampia.
Questa diffusione fu tale che, negli anni, venni chiamato più volte in Cina per tenere conferenze e presentazioni. Ricordo benissimo il giorno in cui fui invitato all’Università di Pechino per una conferenza. Un professore del Politecnico dell’Università di Pechino mi chiese di autografargli una sua copia del libro. Credo fosse proprio l’edizione del 2008. Fu un momento emozionante, perché mi fece capire concretamente che quel lavoro, nato anni prima in Italia tra manoscritti, computer grafica e studio solitario, era arrivato fino a uno dei luoghi accademici più importanti della Cina.



Ovviamente, con il passare degli anni, ho scoperto anche l’altra faccia di questo successo. Molte case editrici, molti musei e molti produttori hanno copiato i miei progetti, le mie immagini, le mie interpretazioni e perfino i miei errori. Questo dettaglio è importante: spesso chi copiava non tornava ai manoscritti di Leonardo per studiarli davvero, ma si limitava a copiare le mie immagini tridimensionali. Per questo, in molti casi, riconosco ancora oggi le mie macchine, perché insieme alle soluzioni corrette sono stati copiati anche i miei dettagli, le mie scelte costruttive e, a volte, le mie interpretazioni poi superate.
Posso dire, forse senza esagerare troppo, di avere contribuito almeno all’ottanta per cento dell’immaginario moderno di molte macchine di Leonardo che ancora oggi vengono presentate in musei, mostre, libri e materiali divulgativi nel mondo. Naturalmente questa è una mia valutazione personale, ma nasce da ciò che ho visto in vent’anni di mostre, pubblicazioni e modelli costruiti. Ancora oggi ci sono musei e produttori che realizzano macchine museali partendo, direttamente o indirettamente, dai miei disegni e dai miei modelli 3D.

2008 Mario Taddei – Leonardo da Vinci’s Machines: Chinese Edition- 達文西的天才發明

2008 Mario Taddei – Leonardo da Vinci’s Machines: Chinese Edition- 達文西的天才發明
Un esempio molto chiaro è la barca a pale. Prima dei miei studi, per quanto mi risultava, non era mai stata ricostruita in quel modo, completa e funzionante a partire dal collegamento con la macchina a moto alternato. Dopo la pubblicazione del mio libro, mi sono ritrovato quella macchina ricostruita in America e in molti altri musei del mondo.

Purtroppo, molto spesso il mio nome non viene neppure citato come autore di quelle ricostruzioni. Questo accade anche perché molte persone pensano che il progetto appartenga semplicemente a Leonardo da Vinci. E in parte è vero: io non ho mai voluto pretendere il copyright sui progetti originali di Leonardo, e nessuno dovrebbe farlo. I manoscritti di Leonardo, i suoi disegni e le sue idee appartengono alla storia della scienza e sono patrimonio dell’umanità.

Ma il punto è un altro. Io non rivendico la proprietà dei progetti di Leonardo. Rivendico invece le mie interpretazioni personali, i miei modelli tridimensionali, le mie immagini, le mie soluzioni tecniche, il mio modo di leggere i manoscritti, di collegare dettagli diversi, di completare parti mancanti, di modificare o integrare alcuni elementi per tentare di far funzionare macchine che nei fogli di Leonardo erano spesso incomplete, ambigue o difficili da comprendere.

Le chiamo quindi “mie macchine” non perché siano mie al posto di Leonardo, ma perché sono mie le ricostruzioni, le immagini, le interpretazioni, le scelte tecniche e il lavoro di trasformazione dal disegno antico al modello tridimensionale moderno. In molti casi, quei modelli non sono semplici copie del manoscritto, ma nuove letture visive, tecniche e progettuali nate da anni di studio.
Il mondo di Leonardo continuerà ad affascinare le prossime generazioni. Io sono felice di aver contribuito in modo così forte, attraverso questi libri, alla diffusione del sapere e della curiosità verso l’arte, la scienza e la tecnologia di Leonardo da Vinci.

Una curiosità personale: ogni volta che torno in Cina per una conferenza, una presentazione o un progetto culturale, mi diverto a cercare una nuova edizione di questo libro. Quasi sempre la trovo. La mia collezione continua ad aumentare, anche se il mio contratto originario con l’editore Giunti si è concluso nel 2024.
Secondo i principi del diritto d’autore, le mie opere, i miei modelli tridimensionali e le mie immagini ritornano nella disponibilità dell’autore. Questo, almeno, dovrebbe essere il principio corretto secondo la legge italiana e la tutela internazionale del diritto d’autore.
Purtroppo, nella realtà, questi principi non vengono sempre rispettati. Ci sono speculatori, amministratori di società, produttori e anche direttori di musei che continuano a sfruttare il lavoro degli studiosi senza riconoscerne il valore e senza rispettare fino in fondo i diritti morali e patrimoniali dell’autore. Questo è stato uno dei dolori più grandi della mia carriera.

Nel mio percorso ho incontrato tantissime persone appassionate come me alla storia dell’arte, alla scienza e a Leonardo da Vinci. Con loro ho condiviso esperienze meravigliose, fatte di studio, ricerca, entusiasmo e divulgazione. Purtroppo, ho incontrato anche il gatto e la volpe, come nella favola di Pinocchio, persone interessate soprattutto al denaro, capaci di sfruttare e continuare a sfruttare il mio lavoro per guadagnare, senza alcun vero amore per Leonardo e, come nella favola si comportando da veri e propri delinquenti.

2008 Mario Taddei – Leonardo da Vinci’s Machines: Chinese Edition- 達文西的天才發明
Nonostante tutto, resto contento e consapevole del valore di questo libro. Con le sue decine di edizioni in tutto il mondo, ha ispirato lettori, studenti, giovani, musei e divulgatori. Ha contribuito enormemente alla storia della divulgazione della scienza e dell’arte di Leonardo da Vinci.
Posso dire tranquillamente che questo libro, nelle sue molte edizioni internazionali, è forse uno dei libri illustrati su Leonardo da Vinci più tradotti e diffusi al mondo. Naturalmente, se escludiamo Il Codice da Vinci di Dan Brown, che però è un romanzo, un fenomeno editoriale completamente diverso, e quella è tutta un’altra storia, simpatica e divertente.

Per me, invece, questo libro resta la testimonianza concreta di un percorso reale: i manoscritti comprati con sacrificio, le notti passate a modellare in 3D, gli studi sulle macchine, gli incontri con Paolo Galluzzi e Carlo Pedretti, la pubblicazione con Giunti, le traduzioni internazionali e infine l’arrivo in Cina nel 2008. Da quel momento, le mie macchine di Leonardo hanno iniziato a viaggiare nel mondo, a essere lette, copiate, studiate, costruite, imitate e, soprattutto, a ispirare nuove generazioni.

圖解達文西天才發明[全彩珍藏版]
Le geniali invenzioni di Leonardo da Vinci illustrate [Edizione da collezione a colori]
出版日期2008-04-29
達文西留下的遺產是一座無盡發想與視覺的寶庫,要完全抓住這位偉大科學家的全貌是一項至難的工作。
本書介紹達文西所繪製的32種機械草圖,經電腦數位轉化為3D立體VR圖像。作者為義大利著名達文西專家——多明尼哥‧羅倫佐與兩位3D繪圖專家,嘗試了解達文西在草稿中所想要表達的技術內涵,並對達文西所設計的機械結構進行各種解讀,最後將解讀結果以電腦3D立體圖像表現出來,並展示於義大利米蘭的達文西博物館。
本書將機械結構視覺化的努力,就是實踐達文西所建立的機械設計哲學的現代版範例。在現代的機械設計過程中,工程師必須完成草圖、設計圖、零件圖與裝配圖等四種圖面。繪製草圖時,工程師將想要設計的物品畫出,過程中,工程師能夠發現各種不適切的構想,從而繼續思考。草圖可說是最能適切說明設計者整個思考過程的重要資料,也是工程師思考時的草稿。每當下一階段的圖面完成時,草稿將被丟棄。因此這種最能傳達設計者的設計思想且極具教育價值的草圖實例,很難出現在一般機械設計與工程教育的現場。
達文西所繪製的草稿圖,歷經五百餘年完整地出現在本書的每一頁中,這些草稿圖與作者的有關說明,將為機械設計與工程教育現場提供最具教育價值的參考資料與教材。

Dal 2024 I diritti sul libro Le macchine di Leonardo edito Giunti sono tornate all’autore.

Tutti i progetti e le immagini dei modelli 3D di Leonardo da Vinci realizzati da Taddei mario sono di Copyright Mario Taddei. (info www.MarioTaddei.net – www.DaVinciACADEMY.net)
